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	<title>Prima,dentro,dopo &#187; Vincenzo Russo</title>
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	<description>&#34;Una vita detentiva senza uscita&#34; di Vincenzo Russo Cappellano carcere Sollicciano</description>
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		<title>Isolamento&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 10:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, distanziate), a &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/isolamento/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, distanziate), a passeggiare, correre, abbronzarsi al sole, parlare, sorridere, finalmente  libere e rilassate. E questo solo dopo due mesi di &#8220;arresti domiciliari&#8221;  per niente duri. Ho pensato a chi sta in carcere (duro) da oltre 40 anni, ma anche solo da 20, ma anche solo da 10 anni, da 2 anni o due mesi, a cosa proverà quando tornerà a poter camminare tra prati e persone. Ho pensato a cosa ho provato io e sperato che questa, per tanti, può essere una occasione per capire il carcere e la perdita della libertà.</p>
<p>Un ex detenuto</p>
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		<title>L&#8217;innocenza</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2020 08:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è stato in carcere o lo frequenta sa che quasi tutti i detenuti sono o si dichiarano innocenti. Nonostante questo pagano lunghe pene e questa è la giustizia. Magari dopo pochi giorni vengono scarcerati perchè non colpevoli, oppure perchè &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/linnocenza/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi è stato in carcere o lo frequenta sa che quasi tutti i detenuti sono o si dichiarano innocenti. Nonostante questo pagano lunghe pene e questa è la giustizia. Magari dopo pochi giorni vengono scarcerati perchè non colpevoli, oppure perchè il reato non era così grave&#8230;. ma intanto sovraffollano e conoscono l&#8217;inferno. In questi mesi, tutti (nel mondo) portiamo la pena e la paura di una colpa che è di pochi. A sconvolgere la natura, a scatenare epidemie e povertà globali, morte e sofferenze,  non siamo certo noi, piccoli uomini e donne qualunque. Però tutti ne paghiamo le conseguenze. Ed è giusto così perchè siamo in &#8220;concorso di colpa&#8221;. Lasciar fare, lasciar correre, non intervenire, è  altrettanto colpevole.  Approfittiamo per capire</p>
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		<title>Una passeggiata libera</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2020 08:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 04/05/2020, alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/una-passeggiata-libera/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 04/05/2020,<br />
alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, distanziate), a passeggiare, correre, abbronzarsi al sole, parlare, sorridere, finalmente libere e rilassate. E questo solo dopo due mesi di &#8220;arresti domiciliari&#8221; per niente duri. Ho pensato a chi sta in carcere (duro) da oltre 40 anni, ma anche solo da 20, ma anche solo da 10 anni, da 2 anni o due mesi, a cosa proverà quando tornerà a poter camminare tra prati e persone. Ho pensato a cosa ho provato io e sperato che questa, per tanti, può essere una occasione per capire il carcere e la perdita della libertà.</p>
<p>Un ex detenuto</p>
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		<title>Coronavirus e carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 09:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ministro della Giustizia Dr. Alfonso Bonafede via Arenula 70 &#8211; 00186 Roma e,per c. Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Via di San Francesco di Sales 34, 00165 &#8211; Roma &#8211; Italia Signor Ministro, &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/coronavirus-e-carcere/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ministro della Giustizia</p>
<p>Dr. Alfonso Bonafede</p>
<p>via Arenula 70 &#8211; 00186 Roma</p>
<p>e,per c.</p>
<p>Garante nazionale dei diritti delle persone detenute<br />
o private della libertà personale</p>
<p>Via di San Francesco di Sales 34,<br />
00165 &#8211; Roma &#8211; Italia</p>
<p>Signor Ministro,</p>
<p>sono da poco uscito dal carcere e ho trovato i detenuti convinti che nessuno meglio di loro, possa essere consapevole della esasperazione che attraversa tutto il mondo carcerario e provoca le esplosioni di rabbia e violenza di cui sentiamo notizia in questi giorni.</p>
<p>Sovraffollamento, carenze strutturali, carenze sanitarie, carenze di personale, sono diventati un pò ovunque la normalità. E ora si è aggiunto il virus e le ulteriori restrizioni.  Come tante altre volte sentono discorsi sui doveri collegati ai diritti, su responsabilità individuali e collettive. Hanno il dovere di adottare abitudini a salvaguardia della salute, ma i loro diritti, anche i più semplici vengono negati. Vorrebbero indicazioni dal Governo o dal Ministro su come possono rispettare alcune regole: per esempio il metro di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro, oppure lavarsi spesso le mani se mancano saponi e disinfettanti. Più facile sarà non darsi la mano e non abbracciarsi visti i divieti agli incontri. Non forzeranno varchi e i blocchi e si chiuderanno diligentemente &#8220;in casa&#8221;. Sono già chiusi in una Casa, ma Circondariale, e questo aggettivo indica in pratica una condizione di coazione per coloro che vi lavorano o vivono.</p>
<p>Alla notizia delle rivolte a Salerno, Napoli, Foggia, Modena, Milano, Rebibbia si sono fermati per confrontarsi, per parlarne. Forse piccoli numeri e una gestione tranquilla evitano le esplosioni. Ma se il virus entra in carcere, è tragedia sicura, il contagio è garantito e la terapia, intensiva o non, impraticabile. Già si fatica fuori, figurarsi dentro. Per questo c&#8217;è bisogno di attenzione, di informazioni e collaborazione, indicazioni su tempi e modi delle misure adottate.  Lo scontro con lo Stato, le tragedie come a Modena, non giovano, non risolvono nulla, anzi aggravano. Una volontaria, oggi, fuori dal carcere di Modena, dove entra da 30 anni, piangeva e tra le lacrime diceva che questa è una sconfitta soprattutto per lo Stato. I manganelli, i lacrimogeni, gli spari non aiutano. Bruciare materassi o salire sui tetti, attira un attimo di attenzione, si può urlare, ma niente di più. E il prezzo è carissimo: morti, feriti, anni di nuovo carcere. Se è vero che si esce dall&#8217;epidemia, come ripetono a ruota su radio, tv e giornali, solo se ci si aiuta a vicenda, diamo a tutti l&#8217;opportunità di aiutarsi e di aiutarci.</p>
<p>Si è capito che la situazione è critica in Italia e nel mondo intero. Ma fuori non si è capito che la situazione delle carceri era critica da molto prima che arrivasse il virus, ed ora è tragica. Evitare le tragedie che si possono evitare è un dovere di tutti ed è anche un mio auspicio. Voglio sperare che queste emergenze diventino l&#8217;occasione per capire che il carcere è una parte della società, che le mura non fermano i virus, la rabbia, la malattia, la disperazione, la mancanza di diritti e di prospettive. Tutto entra e tutto esce. Fuori non ci si può sentire protetti se non lo si è anche dentro.</p>
<p>Vincenzo Russo</p>
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		<title>Carcere di Pisa. Esposto presentato alla Procura della Repubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 18:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Pisa Cons. Alessandro Crini OGGETTO: ESPOSTO SU CONDIZIONI DI DETENZIONE NEL CARCERE DI PISA Roma, 27 ottobre 2016 Egregio Consigliere Alessandro Crini, domenica scorsa, 23 ottobre 2016, ho visitato il carcere Pisa, &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/archivio-articoli/carcere-di-pisa-esposto-presentato-alla-procura-della-repubblica/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Al Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Pisa</p>
<p>Cons. Alessandro Crini</p>
<p>OGGETTO: ESPOSTO SU CONDIZIONI DI DETENZIONE NEL CARCERE DI PISA</p>
<p>Roma, 27 ottobre 2016</p>
<p>Egregio Consigliere Alessandro Crini,</p>
<p>domenica scorsa, 23 ottobre 2016, ho visitato il carcere Pisa, assieme ad una delegazione dell’Associazione Andrea Tamburi di Firenze composta da <a class="m_2252487397773826530gmail-profileLink" href="https://www.facebook.com/buzzegoli" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/buzzegoli&amp;source=gmail&amp;ust=1478026453538000&amp;usg=AFQjCNErnNgeKpHcgycm9EAGo8Q6IELa1w">Maurizio Buzzegoli</a>, <a class="m_2252487397773826530gmail-profileLink" href="https://www.facebook.com/massimo.lensi" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/massimo.lensi&amp;source=gmail&amp;ust=1478026453538000&amp;usg=AFQjCNESQXeRA_AKKpRaGgmF9pU4C3V2Ew">Massimo Lensi</a>, Vincenzo Russo, <a class="m_2252487397773826530gmail-profileLink" href="https://www.facebook.com/baciocchi" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/baciocchi&amp;source=gmail&amp;ust=1478026453538000&amp;usg=AFQjCNGZ22rkMt9_PRq0NSi2LvrCyXv3sA">Emanuele Baciocchi</a>, <a class="m_2252487397773826530gmail-profileLink" href="https://www.facebook.com/alessandra.impallazzo" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/alessandra.impallazzo&amp;source=gmail&amp;ust=1478026453538000&amp;usg=AFQjCNGmBpCLGk8a5IK6tcZ8-NxborXqAg">Alessandra Impallazzo</a>. La visita era stata autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ai sensi dell’articolo 117, comma 2, del DPR n. 230 del 2000 (Regolamento penitenziario).</p>
<p>La delegazione è stata condotta in visita dal Comandante dell’istituto, dott. Vincenzo Pennetti, mentre il Direttore, assente per motivi di salute, il giorno successivo ha recapitato alla scrivente via email, il questionario debitamente compilato che avevamo trasmesso tramite il DAP, questionario che alleghiamo alla presente in quanto, già dalle risposte fornite si comprende come l’Istituto si trovi in palese violazione della normativa vigente.</p>
<p>In particolare, emerge che, a fronte di una capienza regolamentare di 210 posti, i detenuti presenti – tutti comuni &#8211; sono 266, 242 uomini e 24 donne. 143 sono i detenuti con condanna definitiva, mentre coloro che sono in attesa di giudizio sono ben 123 (46,2%), di cui ben 62 imputati (23,3%). Non pochi detenuti si trovano reclusi per scontare “un vecchio reato” che prevede anche solo pochi mesi di detenzione.</p>
<p>Nell’istituto di Pisa, dove si trovano 169 stranieri (160 uomini e 9 donne), cioè il 63,5% della popolazione detenuta, non c’è la figura del mediatore culturale, con tutti i problemi che ne conseguono per la presentazione delle istanze e/o reclami di ogni genere sia alla Direzione che al Magistrato di Sorveglianza.</p>
<p>I detenuti dichiaratisi tossicodipendenti sono 71 (60 uomini e 11 donne); di loro, 29 uomini e 5 donne sono in terapia metadonica. I sieropositivi sono 7, tutti uomini, mentre i detenuti affetti da epatite C sono 29 (24 uomini e 5 donne); i casi psichiatrici gravi sono 11 (7 uomini e 4 donne); i disabili motori sono 2, un uomo e una donna e occorre tenere presente che l’istituto (e le celle) NON è accessibile ai disabili motori i quali rischiano costantemente di cadere compiendo gli atti quotidiani della vita e di scivolare nelle docce (se tali possiamo definirle, considerata la loro insalubrità).</p>
<p>Su 266 detenuti sono solo 63 coloro che svolgono un’attività lavorativa; nella realtà dei fatti per 45 di loro trattasi di lavori interni al carcere (scopino, porta-vitto, spesino… lavori nient’affatto professionalizzanti e difficilmente spendibili una volta finita di scontare la pena) svolti per poco tempo e retribuiti con mercedi miserrime. Tutto il resto della popolazione detenuta passa la giornata nell’ozio e nella disperazione più completa. L’istituto è privo di palestra, ha il campo sportivo ma è inagibile e non è dotato di area verde per i colloqui con i familiari.</p>
<p>Ma ciò che ha sconvolto la delegazione in visita è stata la sporcizia e la fatiscenza dei luoghi di detenzione: mura scrostate e tappezzate con carta di giornale per coprire le sozzure stratificate sulle pareti, materassi indecenti, gabinetti a vista così che i detenuti devono defecare e orinare alla presenza dei loro compagni di cella e del personale penitenziario, scarichi wc e rubinetti rotti, reti fisse alle finestre che impediscono l’ingresso della luce e dell’aria, docce immonde, assenza dell’acqua calda in cella cosicché i detenuti debbono lavare i loro poveri indumenti con l’acqua fredda e appenderli in stenditoi di fortuna in cella. Il pericolo di trasmissione di malattie infettive in tale situazione di degrado igienico-sanitario è altissimo. La ASL, chiamata semestralmente a constatare lo stato dei luoghi, ha effettuato l’ultima visita il 13 aprile scorso evidenziando la compromissione della salubrità delle celle e di altri luoghi frequentati da detenuti e personale: purtroppo, nulla è accaduto da allora.</p>
<p>Non è un caso, ad avviso della scrivente, che nel carcere di Pisa, nel corso di quest’anno si siano verificate due morti; che nel 2015 si sia suicidato un detenuto; che gli atti di autolesionismo dei detenuti ammontino a ben 184 e che le aggressioni nei confronti degli agenti siano stati 10. Lo stato di sofferenza e di prostrazione della popolazione reclusa è elevatissimo. Anche il personale, costretto ad operare nelle condizioni descritte, è apparso abbattuto, quasi umiliato a dover imporre ad altri esseri umani trattamenti così degradanti.</p>
<p>Si segnala anche la presenza in carcere di una detenuta con gravi problemi psichici, ricoverata nel Centro Clinico femminile del carcere. La ragazza in questione è sottoposta a una misura di sicurezza provvisoria per pericolosità sociale e, per questa ragione, non dovrebbe essere reclusa in un carcere, ma in una Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), come previsto dalla legge 81/2014, per le necessarie cure di natura ambientale e farmacologica. Da quanto appreso nel corso della visita, nonostante l’interessamento dei medici che hanno in cura la ragazza, non è stato possibile trasferire questa persona in carico alla Asl competente e/o in una struttura sanitaria adeguata a causa di mancanza di posti liberi sia nella struttura Rems di Castiglione delle Stiviere (Mantova, Lombardia) sia in altra località, preferibilmente più vicina come prescritto dalla norma relativa alla regionalizzazione degli internati psichici ex legge 81. La Toscana ha attualmente attiva solo una Rems in località Volterra, già piena e interamente dedicata agli uomini. Pur essendo il Centro Clinico femminile in condizioni migliori rispetto al resto della struttura penitenziaria di Pisa, si annota, tra i numerosi problemi, anche una scarsa coesione tra carcere e strutture territoriali preposte a garantire il diritto alla salute in carcere, come la Regione Toscana e le Asl.</p>
<p>A quanto ci ha riferito la Direzione nelle risposte al questionario, il Magistrato di Sorveglianza “si reca in sezione per i colloqui con i detenuti” ogni 15/20 giorni, ma non è chiarito se visita le celle di detenzione. Nel caso in cui lo abbia fatto come prescritto, c’è da meravigliarsi del mancato intervento, considerato che per l’art. 69 O.P egli può esprimersi anche con &#8220;disposizioni dirette ad eliminare eventuali violazioni dei diritti dei condannati e degli internati&#8221;. In particolare, la sentenza della Corte Costituzionale n. 266 del 23 settembre 2009, nel rivalutare il ruolo complessivo del Magistrato di Sorveglianza nei suoi rapporti con le altre istituzioni ed in particolar modo con l&#8217;amministrazione penitenziaria, precisa che «&#8230;la norma (l&#8217;articolo 69 O.P.), nel quinto comma (ultimo periodo) dispone che il magistrato di sorveglianza «impartisce, inoltre, nel corso del trattamento, disposizioni dirette ad eliminare eventuali violazioni dei diritti dei condannati e degli internati». La parola «disposizioni» &#8211; precisa la Corte Costituzionale &#8211; nel contesto in cui è inserita, non significa segnalazioni o inviti (tanto più che questa modalità d&#8217;intervento forma oggetto di apposita previsione nel primo comma dell&#8217;articolo 69), ma prescrizioni ed ordini, il cui carattere vincolante per l&#8217;amministrazione penitenziaria è intrinseco alle finalità di tutela che la norma stessa persegue»; i commi 1 e 2 dell’art. 69 della legge 26 luglio 1975, n. 354 stabiliscono che “Il magistrato di sorveglianza vigila sulla organizzazione degli istituti di prevenzione e di pena e prospetta al Ministro le esigenze dei vari servizi, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo. Esercita, altresì, la vigilanza diretta ad assicurare che l&#8217;esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti”; l’art. 5 del D.P.R . n. 230 del 30 giugno 2000 prevede che “Il magistrato di sorveglianza, nell&#8217;esercizio delle sue funzioni di vigilanza, assume, a mezzo di visite e di colloqui e, quando occorre, di visione di documenti, dirette informazioni sullo svolgimento dei vari servizi dell&#8217;istituto e sul trattamento dei detenuti e degli internati.”; il 1° comma dell’art. 75 del D.P.R . n. 230 del 30 giugno 2000 prevede altresì che “Il magistrato di sorveglianza, il provveditore regionale e il direttore dell&#8217;istituto, devono offrire la possibilità a tutti i detenuti e gli internati di entrare direttamente in contatto con loro. Ciò deve avvenire con periodici colloqui individuali, che devono essere particolarmente frequenti per il direttore. I predetti visitano con frequenza i locali dove si trovano i detenuti e gli internati, agevolando anche in tal modo la possibilità che questi si rivolgano individualmente ad essi per i necessari colloqui ovvero per presentare eventuali istanze o reclami orali. (…)”.</p>
<p>Tutto quanto prescritto dalla normativa sopracitata nell’individuare i compiti del giudice di sorveglianza, non sappiamo se a causa della carenza degli organici, appare totalmente ignorato. Del resto, anche i giudici che hanno predisposto la custodia cautelare nel carcere di Pisa sembrano ignorare del tutto le condizioni di detenzione. Stessa osservazione vale per il Provveditore Regionale e per il Garante Regionale delle persone private della libertà.</p>
<p>Appare infine doveroso comunicare che nel carcere di Pisa non vige alcun “regolamento interno”, come predisposto dall’art. 36 del DPR 30 giugno 2000, n. 230 e, di conseguenza, esso non viene consegnato ai detenuti al momento dell’ingresso in carcere per conoscere quali siano i diritti e i doveri ai quali si debbono attenere.</p>
<p>Nel ringraziarla per l’attenzione, chiedo di essere informata sull’esito del presente esposto, ed eventualmente di essere avvisata della eventuale richiesta di archiviazione ai sensi dell’art. 408 del c.c.p. e ss.</p>
<p>Rita Bernardini</p>
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		<title>Sollicciano, un&#8217;altra vita si è spenta</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 18:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo tanti giorni di pioggia incessante, finalmente un  po’ di tiepido sole. Il telefono squilla. Rispondo. Un’ombra, di quelle scure, più volte conosciuta, mi rabbuia il viso. Nel tragitto in auto non riesco a pensare a niente. Sono talmente tante &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/archivio-articoli/sollicciano-unaltra-vita-si-e-spenta/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tanti giorni di pioggia incessante, finalmente un  po’ di tiepido sole. Il telefono squilla. Rispondo. Un’ombra, di quelle scure, più volte conosciuta, mi rabbuia il viso. Nel tragitto in auto non riesco a pensare a niente. Sono talmente tante le riflessioni che mi aggrediscono, che la mente si rifiuta di ordinarle e così si annullano l’un l’altra. Arrivo. Routine del caso. E poi… il sordo rumore di chiavi, l’odore di umido, il freddo nel cuore. Le porte di Sollicciano si aprono.<span id="more-76"></span></p>
<p>Incrocio gli sguardi dei collaboratori, degli agenti, dei presenti. Un altro ragazzo, 34 anni, si è tolto la vita nel carcere dove già tanti hanno chiuso con la pena morendo. Una corda improvvisata, un lenzuolo bianco e un po’ liso, ha tolto voce, per sempre, alle sue parole. Niente più dolore dentro, niente più emozioni, niente progetti senza speranza.</p>
<p>Mi sento soffocare anch’io in un’aria viscida con tanti pensieri che mi martellano le tempie.</p>
<p>Quanto degrado e quanta umiliazione può sopportare l’anima di un uomo senza orizzonti?</p>
<p>Si può vivere senza l’idea di un futuro? Senza vedere una strada da poter percorrere?</p>
<p>Evidentemente no. Non è umanamente sopportabile vivere nell’abbandono. Non è cristianamente ammissibile il degrado in cui i detenuti, colpevoli di reato, diventano vittime del sistema carcerario.</p>
<p>La pesante sanzione incassata dall’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo di Strasburgo per il sovraffollamento e il trattamento inumano dei detenuti sembra già acqua passata eppure, quando fuori piove, le celle ne trasudano ancora tanta, di acqua, dalle pareti ammuffite…</p>
<p>Perché la detenzione possa trasformarsi in un’esperienza educativa occorre che ”l&#8217;aula di apprendimento”, ossia il carcere,  sia adeguatamente dotata: ma cosa serve veramente?</p>
<p>Progetti per il futuro e umanità nel presente. Tutela dell’integrità della persona oggi per una vita dignitosa domani.</p>
<p>Se il carcere dev’essere luogo preposto alla rieducazione, chi ha sbagliato, chi ha commesso errori, non può morirci dentro.</p>
<p>A noi, uomini liberi e istruiti, spetta il compito di far funzionare il Sistema.</p>
<p><strong><em>Don Vincenzo Russo</em></strong></p>
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		<title>Bimbi in Carcere</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2014 10:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 novembre 1989, a New York l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Carta dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dando vita a quella Convenzione ONU che diventerà tra le più sottoscritte al mondo. Ben 193 paesi si sono assunti la responsabilità di proteggere i bambini di qualsiasi etnia, religione, sesso o cultura attraverso la garanzia dell’istruzione, del benessere, della libertà, della salute e della qualità della vita. Nei 54 articoli si trova la promessa solenne fatta ai bambini, di farli crescere in un clima di benessere come loro primario diritto di vita.</p>
<p>Ascoltarli, non discriminarli, tutelarli. Semplicemente amarli.</p>
<p>Ma sono davvero protetti i nostri bambini?<span id="more-70"></span></p>
<p>Io ne ho visti tanti, piangere dietro sbarre di ferro non pensate per loro.</p>
<p>Io ne ho visti tanti, chiedere <em>Perché</em> a domande che non hanno risposta.</p>
<p>Io ne ho visti tanti, strappati dalle braccia di padri e madri che si tenta di rieducare ad una vita migliore, ma ai quali non è permesso, se non per un pugno di ore, di abbracciare a lungo quanto basta quella vita che hanno generato.</p>
<p>I figli dei genitori detenuti in carcere sono essi stessi privati di libertà. Libertà di essere amati senza domande, senza occhi estranei, senza tempi da rispettare.</p>
<p>Le colpe dei Padri, ricadono sui Figli. Le sofferenze delle Madri, percuotono i loro bambini.</p>
<p>Nella ricorrenza del 25°anniversario della Giornata Mondiale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, è doveroso ricordare anche gli oltre centomila minori che ogni anno entrano nelle nostre carceri per portare il loro triste sorriso a Mamma e Papà.</p>
<p>Chiediamo con forza pene alternative alla detenzione per le donne incinte o con bambini piccoli, per non far vivere in cella nessun bambino, e chiediamo con altrettanta forza che il personale dell’amministrazione penitenziaria e le forze dell’ordine abbiano ad una formazione specifica che permetta loro di offrire e garantire ai bambini una giusta assistenza.</p>
<p>La mente dei bambini è il futuro dei nostri pensieri. La nostra vecchiaia è nelle loro mani.</p>
<p>Aiutiamo i nostri bambini a crescere sereni.</p>
<p><strong><em>Don Vincenzo Russo</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;affettività negata</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2014 18:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;art. 27 della Costituzione Italiana recita:</p>
<p><strong><em>“La responsabilità penale è personale. […]</em></strong></p>
<p><strong><em>Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”</em></strong></p>
<p>Come Sacerdote che svolge la sua opera quotidiana nel Carcere di Sollicciano a Firenze, sono costantemente impegnato a dare speranza e lottare per i Diritti dei detenuti e ho rivolto la mia richiesta di aiuto anche al nostro amatissimo Papa Francesco che con la Sua sensibilità ci è vicino.<span id="more-62"></span></p>
<p>Il nostro Paese avvalora, riconoscendolo nella propria Costituzione, il Diritto alla rieducazione che la pena detentiva deve avere.</p>
<p>Questo dunque il principio che ispira la nostra riflessione e questo il principio che dovrebbe muovere le regolamentazioni penitenziarie a salvaguardia dell’interesse collettivo nel rispetto della dignità del singolo.</p>
<p>Cosa rientra nella parola dignità parlando di detenuti? Tante le considerazioni che emergono e tanti i temi che si potrebbero affrontare. Ad esempio è argomento di numerose discussioni, che non hanno però mai avuto seguito con azioni concrete, la riflessione sull’importanza di regolamentare il diritto all’affettività in carcere.</p>
<p>Tale diritto è riconosciuto e attuato in diversi Paesi europei ed extraeuropei, ad esempio Norvegia, Danimarca, Germania, Olanda, Belgio, Francia, Croazia, Albania, Stati Uniti, ed alcuni stati dell’America Latina, in Italia siamo fermi ad enunciazioni di principio rimaste inattuate.</p>
<p>E’ evidente, dunque, come la comunità internazionale si sia interrogata sul tema fornendo risposte in linea con il percorso che si ritiene essere più funzionale alla rieducazione, mentre l’Italia, paese cattolico per eccellenza, che porta con sé anche uno storico valore cristiano, non è riuscita ad esprimersi su aspetti così importanti, complessi e delicati per l’equilibrio non solo del singolo detenuto ma anche per gli aspetti sociali a cui egli è collegato.</p>
<p>Le regole che si impongono vanno rispettate perché chi non le rispetta paga ma le regole si costruiscono in base a principi ispiratori che devono esser rispettati a pena di nullità del risultato.</p>
<p>Ora, se il nostro ordinamento penitenziario individua “nel rapporto con la famiglia uno degli elementi essenziali per il trattamento rieducativo”, come si giustifica la negazione di interazioni affettive?</p>
<p>Se accettiamo che sia possibile rieducare l’uomo a comportamenti socialmente riconosciuti come positivi e quindi crediamo che attraverso un corretto percorso di riabilitazione possiamo generare nuove personalità che non costituiranno più pericolo per il resto della comunità, dobbiamo allora muoverci verso il riconoscere a quell’uomo forme di contatto che lo aiutino a mantenere vivo il desiderio di una nuova opportunità.</p>
<p>Per primi noi Cristiani dobbiamo imparare il perdono.</p>
<p>Per primi noi Fortunati, appartenenti alla buona società civile dobbiamo riconoscere la fragilità dell’uomo e predisporre la nuova strada che dovrà seguire chi si è perso con la consapevolezza che le nostre azioni e le nostre leggi sono quelle che permetteranno o meno la nascita di un uomo o una donna nuovi, sanati del passato e rafforzati dalla pena che hanno espiato.</p>
<p>Per generare un uomo nuovo, occorre partorire idee e regolamenti che lo aiutino a voler essere migliore.</p>
<p>Tante discussioni sono state avviate sul tema: ho letto interviste a molteplici opinionisti, ho studiato le proposte degli esperti del settore, ho pianto sulle tante lettere accalorate dei detenuti con cui condivido ogni giorno istanti di vita, e ora grido il mio appello a chi ha il dovere di ascoltare.</p>
<p>Non è una preghiera, non è una richiesta del singolo, non è una partita giocata dentro le mura ma è la vittoria che la società deve pretendere perché possa permettersi di credere che esiste il Cambiamento.</p>
<p>Se il carcere è un contenitore, quando lo apriamo e ne esce il contenuto, questo sarà il frutto della modalità con cui lo abbiamo conservato, curato, seguito.</p>
<p>Da emozioni positive nascono gesti buoni e la repressione senza scopo è fine a se stessa.</p>
<p>Dobbiamo rieducare i nostri detenuti affinché le sbarre che dividono la loro vita da quella degli altri gli ricordino costantemente il perché siano lì, ma contemporaneamente permettere loro di sentirsi vivi e di credere che un futuro diverso li attende.</p>
<p>Aiutiamo chi ha sbagliato ad assumersi la responsabilità di mettersi di nuovo in gioco, non tranciando quella fiducia nella giustizia e non demolendo i recettori di emozioni che solo attraverso il mantenimento della sfera affettiva possono continuare a pulsare.</p>
<p>Il Carcere non deve essere morte dell’anima, ma riconversione e speranza.</p>
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		<title>L’esorcismo ipocrita della mostrificazione</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2014 21:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Riccardo Viti ed è responsabile della morte di Andrea Cristina Zamfir, romena di 26 anni, trovata crocifissa ad una sbarra di ferro sotto un ponte tra Firenze e Scandicci. L’uomo è stato arrestato e si trova nel carcere &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/lesorcismo-ipocrita-della-mostrificazione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_52" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/05/foto-viti-3.jpg"><img class="wp-image-52 size-thumbnail" src="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/05/foto-viti-3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Arresto Riccardo Viti</p></div>
<p>Si chiama <strong>Riccardo Viti</strong> ed è responsabile della morte di Andrea Cristina Zamfir, romena di 26 anni, trovata crocifissa ad una sbarra di ferro sotto un ponte tra Firenze e Scandicci. L’uomo è stato arrestato e si trova nel carcere di Sollicciano.</p>
<p>Col suo arresto (e a quanto se ne sa, la sua confessione) è partito ad opera dei media il repertorio penoso della mostrificazione, spintosi fino al coinvolgimento della madre di Riccardo costretta a pronunciarsi in sintonia col coro.<span id="more-51"></span></p>
<p>Noi vogliamo riflettere sul fatto, al costo di diventare una voce fuori dal coro. Naturalmente la nostra umana solidarietà va alle vittime, alla famiglia della ragazza uccisa, così come ci sentiamo vicini al dolore della madre di Riccardo che scopre all’improvviso il delitto insospettabile commesso dal figlio cinquantacinquenne.</p>
<p>Detto questo, vorremmo soffermarci su un paio di riflessioni attorno al caso. La prima riguarda il fatto che fino ad un minuto prima dell’arresto, Riccardo Viti era da tutti considerato una persona perbene, l’uomo della porta accanto. Così come perbene sono considerate le persone che apparentemente mantengono uno stile di vita che, appunto, giustifica l’essere perbene. E poiché questo delitto, come tanti altri in passato, attiene ad una perversione erotico-sessuale, ci sembra legittimo pensare che forse il fenomeno è molto più esteso rispetto ai “casi” volta a volta scoperti. Forse varrebbe la pena rivolgere questa domanda alle donne. Ma ci sembra ragionevole supporre che si tratta di pratiche perverse e violente, che pur non sfociando nel caso clamoroso, sono molto diffuse e denunciano uno stato patologico latente che attraversa molti uomini apparentemente perbene e spesso, come le cronache giudiziarie dimostrano di volta in volta, si tratta di persone assolutamente insospettabili, senza distinzione di status sociali di appartenenza, stili di vita, cultura, formazione professionale, caratteristiche sociali. Come dire:<strong><em> il “mostro” è dentro di noi, ben occultato a tal punto da …autorizzarci a partecipare in modo attivo al percorso pubblico di mostrificazione del povero disgraziato di turno</em></strong>. E più la nostra partecipazione a questo processo è rigida, più –evidentemente- il “mostro” che c’è dentro di noi spinge forte. In realtà, le cose –a nostro avviso- sono molto più semplici: fatichiamo a riconoscere la fragilità come una caratteristica dell’umana esistenza.</p>
<p>L’altra riflessione che vorremmo porgere riguarda proprio il processo di mostrificazione del disgraziato di turno. Questa sete di allontanare da noi ogni possibilità di contaminazione è davvero desertica.</p>
<p>Conosciamo il repertorio dei media, ma essi hanno la necessità di incrementare le vendite mediante l’esaltazione dello scoop torcendo tutto a questa necessità imperiosa e …deformare informando (una grave responsabilità che i media ovviamente non vogliono riconoscere). La risultante è un fenomeno sociale omologato ed omologante. Chi si permette di dire “quello non è un mostro”? La necessità di affermare che non si tratti più di una persona umana, quali che siano le responsabilità che si è assunto, sorge dal fatto di doversi &lt;&lt;ad ogni costo&gt;&gt; chiamare fuori e lontano dalle similitudini tra noi e il “mostro”. Il “mostro”, la “belva”, infatti, come si sa, è qualcosa di diverso dagli uomini e delle donne che mostri non sono. Ecco, è questa esclusione perentoria a …dircela lunga. Secondo noi questa durezza escludente, ancorchè un falso eclatante, è forse la spia di ciò che ci spinge dentro e che nell’intimità del cuor nostro ci fa sentire …simili al “mostro”. E’ ben nota la storia del capro espiatorio, che gioca nei fatti lievi e nei fatti gravi. Così come è nota la metafora secondo la quale …<strong><em>a scricchiolare più forte è sempre lo scalino più scassato!</em></strong></p>
<p><strong><em>Ora noi vorremmo segnalare che il coro mediatico contro Riccardo Viti, è di per sé un mandato sociale che allude apertamente all’eliminazione di questa persona.</em></strong></p>
<p>Non sono pochi i casi di persone che nella condizione concreta di Riccardo Viti hanno perso la vita senza il minimo dispiacere di alcuno. Anzi è proprio la teoria del capro espiatorio che richiede questo passaggio quali che siano le mani o le parole istiganti in tal senso. Quando c’è un mandato sociale così vasto, è ragionevole prevedere questa ulteriore conseguenza. <strong><em>Noi vogliamo collocarci fuori e lontano dal coro e ci auguriamo che Riccardo possa vivere a lungo per superare la tragica fragilità che lo ha reso responsabile di un fatto grave e ormai irreparabile.</em></strong></p>
<p>Don Vincenzo Russo</p>
<p>(cappellano carcere di Sollicciano)</p>
<p>Beppe Battaglia</p>
<p>(presidente Associazione Liberarsi)</p>
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		<title>Riabilitazione Carceraria: iniziamo dal “carcere a cielo aperto” del “prima” e del “dopo” e poi…</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2014 21:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Si fa, più o meno da sempre, un gran vociare di amnistia, di indulto, di condono, di grazia, e come sempre se ne vocifera di più quando la “situazione carceraria” ha raggiunto l&#8217;apice della nefandezza; ovvero, dicono i vociferanti, quando &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/riabilitazione-carceraria-iniziamo-dal-carcere-a-cielo-aperto-del-prima-e-del-dopo-e-poi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"><img class="wp-image-15 alignleft" alt="Carcere Rumeno_b" src="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/Carcere-Rumeno_b-300x225.jpg" width="201" height="151" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;">Si fa, più o meno da sempre, un gran vociare di amnistia, di indulto, di condono, di grazia, e come sempre se ne vocifera di più quando la “situazione carceraria” ha raggiunto l&#8217;apic</span><span style="font-size: 13.0pt;">e del</span><span style="font-size: 13.0pt;">la nefandezza; ovvero, dicono i vociferanti, quando le condizioni carcerari</span><span style="font-size: 13.0pt;">e diven</span><span style="font-size: 13.0pt;">tano insosten</span><span style="font-size: 13.0pt;">ibili. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Per insostenibile intendono generalmente quando il numero dei carcerati è talmente alto che le strutture carcerarie non riescono ad “accoglierlo”.<span id="more-14"></span> In concreto quando si verifica il “sovraffollamento”, vale a dire che nei sette metri quadrati di cella che dovrebbe, per legge, avere a disposizione un carcerato convivono, o cercano di farlo, dai quattro ai sei carcerati, compresi i letti a castello che già occupano da soli quattro metri quadrati di pavimento. Nei tre rimanenti dovrebbero starci sei persone. Se tutte e sei contemporaneamente volessero stare in piedi, e non sdraiati sulla branda non potrebbero</span><span style="font-size: 13.0pt;"> senza stabilire dei turni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Immaginiamo cosa succederebbe se oltre a desiderare di stare in piedi, quelle persone volessero fare qualunque tipo di attività o solo di movimento. Non parliamo di docce, di cessi in cella, di violenza, di droga, di crisi di astinenza, di malattie, di suicidi, di omicidi, di insetti, di topi ecc, ossia tutto il corollario di “degrado” senza soluzione che circonda la persona carcerata perchè per tutto ciò non basterebbe la più scatenata immaginazione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Nel gran vocio intorno alla condizione carceraria si accenna anche alla “riabilitazione” del carcerato, ossia alla regola base del carcere che dovrebbe interessare il condannato e che dovrebbe condurlo alla reintegrazione nella stima sociale perduta in seguito al reato da lui commesso e da cui la sua condanna. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Ancorché non voler polemizzare sul fatto che un terzo dei circa settantamila detenuti, perché drogati, perché stranieri, perché difficoltà procedurali ecc&#8230;è in carcere in attesa di giudizio, quindi non condannati; ancorché non voler polemizzare che ogni reato è conseguenza di un disadattamento sociale, ambientale, culturale, economico, materiale e spirituale, per cui è la società nel suo complesso la prima responsabile del compor</span><span style="font-size: 13.0pt;">tamento dei suoi singoli soggetti; ancorché voler prendere per buona fede le intenzioni di chi vocifera di riabilitazione, ci è difficile credere che si possa riabilitare non importa chi, immergendolo in una soluzione di disperazione psicofisica, di repressione e schiacciamento dei più semplici sentimenti umani, privandolo di aria, di igiene, di cure, degli affetti, dei sensi di sicurezza, di tutte quelle necessità che nella nostra “democrazia” addirittura pretendono di assurgere a diritti inalienabili della persona umana. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;">Che tipo di riabilitazione si potrebbe verificare stanti le condizioni di aberrazione in cui vivono i condannati? </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;">Se il sistema sembra non curarsi delle vittime che genera, come potrebbe dunque recuperarle? </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;">Secondo quali principi, con quali metodi, a quale scopo se la società “fuori” assomiglia sempre di più ad un carcere a cielo aperto? </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></b><span style="font-size: 13.0pt;">Non ci sono soluzioni facili ne scorciatoie, tantomeno solu</span><span style="font-size: 13.0pt;">zioni momentanee, la dura realtà è che bisognerebbe produrre riabilitazione nel carcere a cielo aperto, poi si potrebbe cominciare anche con</span><span style="font-size: 13.0pt;"> quello a cielo chiuso. Il vociferare intorno a questa necessità assomiglia sempre di più a uno sterile fastidioso rumore.</span></p>
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