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	<title>Prima,dentro,dopo &#187; Senza categoria</title>
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	<description>&#34;Una vita detentiva senza uscita&#34; di Vincenzo Russo Cappellano carcere Sollicciano</description>
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		<title>Isolamento&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 10:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, distanziate), a &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/isolamento/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, distanziate), a passeggiare, correre, abbronzarsi al sole, parlare, sorridere, finalmente  libere e rilassate. E questo solo dopo due mesi di &#8220;arresti domiciliari&#8221;  per niente duri. Ho pensato a chi sta in carcere (duro) da oltre 40 anni, ma anche solo da 20, ma anche solo da 10 anni, da 2 anni o due mesi, a cosa proverà quando tornerà a poter camminare tra prati e persone. Ho pensato a cosa ho provato io e sperato che questa, per tanti, può essere una occasione per capire il carcere e la perdita della libertà.</p>
<p>Un ex detenuto</p>
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		<title>L&#8217;innocenza</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2020 08:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è stato in carcere o lo frequenta sa che quasi tutti i detenuti sono o si dichiarano innocenti. Nonostante questo pagano lunghe pene e questa è la giustizia. Magari dopo pochi giorni vengono scarcerati perchè non colpevoli, oppure perchè &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/linnocenza/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi è stato in carcere o lo frequenta sa che quasi tutti i detenuti sono o si dichiarano innocenti. Nonostante questo pagano lunghe pene e questa è la giustizia. Magari dopo pochi giorni vengono scarcerati perchè non colpevoli, oppure perchè il reato non era così grave&#8230;. ma intanto sovraffollano e conoscono l&#8217;inferno. In questi mesi, tutti (nel mondo) portiamo la pena e la paura di una colpa che è di pochi. A sconvolgere la natura, a scatenare epidemie e povertà globali, morte e sofferenze,  non siamo certo noi, piccoli uomini e donne qualunque. Però tutti ne paghiamo le conseguenze. Ed è giusto così perchè siamo in &#8220;concorso di colpa&#8221;. Lasciar fare, lasciar correre, non intervenire, è  altrettanto colpevole.  Approfittiamo per capire</p>
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		<title>Una passeggiata libera</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2020 08:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 04/05/2020, alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/una-passeggiata-libera/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 04/05/2020,<br />
alla fine del lockdown, anche io sono tornato a passeggiare in un parco tra prati fioriti, alberi e cespugli di un verde sgargiante, insetti per niente fastidiosi, uccellini canterini&#8230; C&#8217;era, sui vialetti, un numero incredibile di persone (ordinate, distanziate), a passeggiare, correre, abbronzarsi al sole, parlare, sorridere, finalmente libere e rilassate. E questo solo dopo due mesi di &#8220;arresti domiciliari&#8221; per niente duri. Ho pensato a chi sta in carcere (duro) da oltre 40 anni, ma anche solo da 20, ma anche solo da 10 anni, da 2 anni o due mesi, a cosa proverà quando tornerà a poter camminare tra prati e persone. Ho pensato a cosa ho provato io e sperato che questa, per tanti, può essere una occasione per capire il carcere e la perdita della libertà.</p>
<p>Un ex detenuto</p>
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		<title>Coronavirus e carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 09:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ministro della Giustizia Dr. Alfonso Bonafede via Arenula 70 &#8211; 00186 Roma e,per c. Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Via di San Francesco di Sales 34, 00165 &#8211; Roma &#8211; Italia Signor Ministro, &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/coronavirus-e-carcere/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ministro della Giustizia</p>
<p>Dr. Alfonso Bonafede</p>
<p>via Arenula 70 &#8211; 00186 Roma</p>
<p>e,per c.</p>
<p>Garante nazionale dei diritti delle persone detenute<br />
o private della libertà personale</p>
<p>Via di San Francesco di Sales 34,<br />
00165 &#8211; Roma &#8211; Italia</p>
<p>Signor Ministro,</p>
<p>sono da poco uscito dal carcere e ho trovato i detenuti convinti che nessuno meglio di loro, possa essere consapevole della esasperazione che attraversa tutto il mondo carcerario e provoca le esplosioni di rabbia e violenza di cui sentiamo notizia in questi giorni.</p>
<p>Sovraffollamento, carenze strutturali, carenze sanitarie, carenze di personale, sono diventati un pò ovunque la normalità. E ora si è aggiunto il virus e le ulteriori restrizioni.  Come tante altre volte sentono discorsi sui doveri collegati ai diritti, su responsabilità individuali e collettive. Hanno il dovere di adottare abitudini a salvaguardia della salute, ma i loro diritti, anche i più semplici vengono negati. Vorrebbero indicazioni dal Governo o dal Ministro su come possono rispettare alcune regole: per esempio il metro di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro, oppure lavarsi spesso le mani se mancano saponi e disinfettanti. Più facile sarà non darsi la mano e non abbracciarsi visti i divieti agli incontri. Non forzeranno varchi e i blocchi e si chiuderanno diligentemente &#8220;in casa&#8221;. Sono già chiusi in una Casa, ma Circondariale, e questo aggettivo indica in pratica una condizione di coazione per coloro che vi lavorano o vivono.</p>
<p>Alla notizia delle rivolte a Salerno, Napoli, Foggia, Modena, Milano, Rebibbia si sono fermati per confrontarsi, per parlarne. Forse piccoli numeri e una gestione tranquilla evitano le esplosioni. Ma se il virus entra in carcere, è tragedia sicura, il contagio è garantito e la terapia, intensiva o non, impraticabile. Già si fatica fuori, figurarsi dentro. Per questo c&#8217;è bisogno di attenzione, di informazioni e collaborazione, indicazioni su tempi e modi delle misure adottate.  Lo scontro con lo Stato, le tragedie come a Modena, non giovano, non risolvono nulla, anzi aggravano. Una volontaria, oggi, fuori dal carcere di Modena, dove entra da 30 anni, piangeva e tra le lacrime diceva che questa è una sconfitta soprattutto per lo Stato. I manganelli, i lacrimogeni, gli spari non aiutano. Bruciare materassi o salire sui tetti, attira un attimo di attenzione, si può urlare, ma niente di più. E il prezzo è carissimo: morti, feriti, anni di nuovo carcere. Se è vero che si esce dall&#8217;epidemia, come ripetono a ruota su radio, tv e giornali, solo se ci si aiuta a vicenda, diamo a tutti l&#8217;opportunità di aiutarsi e di aiutarci.</p>
<p>Si è capito che la situazione è critica in Italia e nel mondo intero. Ma fuori non si è capito che la situazione delle carceri era critica da molto prima che arrivasse il virus, ed ora è tragica. Evitare le tragedie che si possono evitare è un dovere di tutti ed è anche un mio auspicio. Voglio sperare che queste emergenze diventino l&#8217;occasione per capire che il carcere è una parte della società, che le mura non fermano i virus, la rabbia, la malattia, la disperazione, la mancanza di diritti e di prospettive. Tutto entra e tutto esce. Fuori non ci si può sentire protetti se non lo si è anche dentro.</p>
<p>Vincenzo Russo</p>
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		<title>Bimbi in Carcere</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2014 10:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20 novembre 1989, a New York l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Carta dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dando vita a quella Convenzione ONU che diventerà tra le più sottoscritte al mondo. Ben 193 paesi si sono assunti &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/70/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 novembre 1989, a New York l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Carta dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dando vita a quella Convenzione ONU che diventerà tra le più sottoscritte al mondo. Ben 193 paesi si sono assunti la responsabilità di proteggere i bambini di qualsiasi etnia, religione, sesso o cultura attraverso la garanzia dell’istruzione, del benessere, della libertà, della salute e della qualità della vita. Nei 54 articoli si trova la promessa solenne fatta ai bambini, di farli crescere in un clima di benessere come loro primario diritto di vita.</p>
<p>Ascoltarli, non discriminarli, tutelarli. Semplicemente amarli.</p>
<p>Ma sono davvero protetti i nostri bambini?<span id="more-70"></span></p>
<p>Io ne ho visti tanti, piangere dietro sbarre di ferro non pensate per loro.</p>
<p>Io ne ho visti tanti, chiedere <em>Perché</em> a domande che non hanno risposta.</p>
<p>Io ne ho visti tanti, strappati dalle braccia di padri e madri che si tenta di rieducare ad una vita migliore, ma ai quali non è permesso, se non per un pugno di ore, di abbracciare a lungo quanto basta quella vita che hanno generato.</p>
<p>I figli dei genitori detenuti in carcere sono essi stessi privati di libertà. Libertà di essere amati senza domande, senza occhi estranei, senza tempi da rispettare.</p>
<p>Le colpe dei Padri, ricadono sui Figli. Le sofferenze delle Madri, percuotono i loro bambini.</p>
<p>Nella ricorrenza del 25°anniversario della Giornata Mondiale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, è doveroso ricordare anche gli oltre centomila minori che ogni anno entrano nelle nostre carceri per portare il loro triste sorriso a Mamma e Papà.</p>
<p>Chiediamo con forza pene alternative alla detenzione per le donne incinte o con bambini piccoli, per non far vivere in cella nessun bambino, e chiediamo con altrettanta forza che il personale dell’amministrazione penitenziaria e le forze dell’ordine abbiano ad una formazione specifica che permetta loro di offrire e garantire ai bambini una giusta assistenza.</p>
<p>La mente dei bambini è il futuro dei nostri pensieri. La nostra vecchiaia è nelle loro mani.</p>
<p>Aiutiamo i nostri bambini a crescere sereni.</p>
<p><strong><em>Don Vincenzo Russo</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;affettività negata</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2014 18:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;art. 27 della Costituzione Italiana recita: “La responsabilità penale è personale. […] Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” Come Sacerdote che svolge la sua opera quotidiana nel &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/laffettivita-negata/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;art. 27 della Costituzione Italiana recita:</p>
<p><strong><em>“La responsabilità penale è personale. […]</em></strong></p>
<p><strong><em>Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”</em></strong></p>
<p>Come Sacerdote che svolge la sua opera quotidiana nel Carcere di Sollicciano a Firenze, sono costantemente impegnato a dare speranza e lottare per i Diritti dei detenuti e ho rivolto la mia richiesta di aiuto anche al nostro amatissimo Papa Francesco che con la Sua sensibilità ci è vicino.<span id="more-62"></span></p>
<p>Il nostro Paese avvalora, riconoscendolo nella propria Costituzione, il Diritto alla rieducazione che la pena detentiva deve avere.</p>
<p>Questo dunque il principio che ispira la nostra riflessione e questo il principio che dovrebbe muovere le regolamentazioni penitenziarie a salvaguardia dell’interesse collettivo nel rispetto della dignità del singolo.</p>
<p>Cosa rientra nella parola dignità parlando di detenuti? Tante le considerazioni che emergono e tanti i temi che si potrebbero affrontare. Ad esempio è argomento di numerose discussioni, che non hanno però mai avuto seguito con azioni concrete, la riflessione sull’importanza di regolamentare il diritto all’affettività in carcere.</p>
<p>Tale diritto è riconosciuto e attuato in diversi Paesi europei ed extraeuropei, ad esempio Norvegia, Danimarca, Germania, Olanda, Belgio, Francia, Croazia, Albania, Stati Uniti, ed alcuni stati dell’America Latina, in Italia siamo fermi ad enunciazioni di principio rimaste inattuate.</p>
<p>E’ evidente, dunque, come la comunità internazionale si sia interrogata sul tema fornendo risposte in linea con il percorso che si ritiene essere più funzionale alla rieducazione, mentre l’Italia, paese cattolico per eccellenza, che porta con sé anche uno storico valore cristiano, non è riuscita ad esprimersi su aspetti così importanti, complessi e delicati per l’equilibrio non solo del singolo detenuto ma anche per gli aspetti sociali a cui egli è collegato.</p>
<p>Le regole che si impongono vanno rispettate perché chi non le rispetta paga ma le regole si costruiscono in base a principi ispiratori che devono esser rispettati a pena di nullità del risultato.</p>
<p>Ora, se il nostro ordinamento penitenziario individua “nel rapporto con la famiglia uno degli elementi essenziali per il trattamento rieducativo”, come si giustifica la negazione di interazioni affettive?</p>
<p>Se accettiamo che sia possibile rieducare l’uomo a comportamenti socialmente riconosciuti come positivi e quindi crediamo che attraverso un corretto percorso di riabilitazione possiamo generare nuove personalità che non costituiranno più pericolo per il resto della comunità, dobbiamo allora muoverci verso il riconoscere a quell’uomo forme di contatto che lo aiutino a mantenere vivo il desiderio di una nuova opportunità.</p>
<p>Per primi noi Cristiani dobbiamo imparare il perdono.</p>
<p>Per primi noi Fortunati, appartenenti alla buona società civile dobbiamo riconoscere la fragilità dell’uomo e predisporre la nuova strada che dovrà seguire chi si è perso con la consapevolezza che le nostre azioni e le nostre leggi sono quelle che permetteranno o meno la nascita di un uomo o una donna nuovi, sanati del passato e rafforzati dalla pena che hanno espiato.</p>
<p>Per generare un uomo nuovo, occorre partorire idee e regolamenti che lo aiutino a voler essere migliore.</p>
<p>Tante discussioni sono state avviate sul tema: ho letto interviste a molteplici opinionisti, ho studiato le proposte degli esperti del settore, ho pianto sulle tante lettere accalorate dei detenuti con cui condivido ogni giorno istanti di vita, e ora grido il mio appello a chi ha il dovere di ascoltare.</p>
<p>Non è una preghiera, non è una richiesta del singolo, non è una partita giocata dentro le mura ma è la vittoria che la società deve pretendere perché possa permettersi di credere che esiste il Cambiamento.</p>
<p>Se il carcere è un contenitore, quando lo apriamo e ne esce il contenuto, questo sarà il frutto della modalità con cui lo abbiamo conservato, curato, seguito.</p>
<p>Da emozioni positive nascono gesti buoni e la repressione senza scopo è fine a se stessa.</p>
<p>Dobbiamo rieducare i nostri detenuti affinché le sbarre che dividono la loro vita da quella degli altri gli ricordino costantemente il perché siano lì, ma contemporaneamente permettere loro di sentirsi vivi e di credere che un futuro diverso li attende.</p>
<p>Aiutiamo chi ha sbagliato ad assumersi la responsabilità di mettersi di nuovo in gioco, non tranciando quella fiducia nella giustizia e non demolendo i recettori di emozioni che solo attraverso il mantenimento della sfera affettiva possono continuare a pulsare.</p>
<p>Il Carcere non deve essere morte dell’anima, ma riconversione e speranza.</p>
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		<title>L’esorcismo ipocrita della mostrificazione</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2014 21:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Riccardo Viti ed è responsabile della morte di Andrea Cristina Zamfir, romena di 26 anni, trovata crocifissa ad una sbarra di ferro sotto un ponte tra Firenze e Scandicci. L’uomo è stato arrestato e si trova nel carcere &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/lesorcismo-ipocrita-della-mostrificazione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_52" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/05/foto-viti-3.jpg"><img class="wp-image-52 size-thumbnail" src="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/05/foto-viti-3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Arresto Riccardo Viti</p></div>
<p>Si chiama <strong>Riccardo Viti</strong> ed è responsabile della morte di Andrea Cristina Zamfir, romena di 26 anni, trovata crocifissa ad una sbarra di ferro sotto un ponte tra Firenze e Scandicci. L’uomo è stato arrestato e si trova nel carcere di Sollicciano.</p>
<p>Col suo arresto (e a quanto se ne sa, la sua confessione) è partito ad opera dei media il repertorio penoso della mostrificazione, spintosi fino al coinvolgimento della madre di Riccardo costretta a pronunciarsi in sintonia col coro.<span id="more-51"></span></p>
<p>Noi vogliamo riflettere sul fatto, al costo di diventare una voce fuori dal coro. Naturalmente la nostra umana solidarietà va alle vittime, alla famiglia della ragazza uccisa, così come ci sentiamo vicini al dolore della madre di Riccardo che scopre all’improvviso il delitto insospettabile commesso dal figlio cinquantacinquenne.</p>
<p>Detto questo, vorremmo soffermarci su un paio di riflessioni attorno al caso. La prima riguarda il fatto che fino ad un minuto prima dell’arresto, Riccardo Viti era da tutti considerato una persona perbene, l’uomo della porta accanto. Così come perbene sono considerate le persone che apparentemente mantengono uno stile di vita che, appunto, giustifica l’essere perbene. E poiché questo delitto, come tanti altri in passato, attiene ad una perversione erotico-sessuale, ci sembra legittimo pensare che forse il fenomeno è molto più esteso rispetto ai “casi” volta a volta scoperti. Forse varrebbe la pena rivolgere questa domanda alle donne. Ma ci sembra ragionevole supporre che si tratta di pratiche perverse e violente, che pur non sfociando nel caso clamoroso, sono molto diffuse e denunciano uno stato patologico latente che attraversa molti uomini apparentemente perbene e spesso, come le cronache giudiziarie dimostrano di volta in volta, si tratta di persone assolutamente insospettabili, senza distinzione di status sociali di appartenenza, stili di vita, cultura, formazione professionale, caratteristiche sociali. Come dire:<strong><em> il “mostro” è dentro di noi, ben occultato a tal punto da …autorizzarci a partecipare in modo attivo al percorso pubblico di mostrificazione del povero disgraziato di turno</em></strong>. E più la nostra partecipazione a questo processo è rigida, più –evidentemente- il “mostro” che c’è dentro di noi spinge forte. In realtà, le cose –a nostro avviso- sono molto più semplici: fatichiamo a riconoscere la fragilità come una caratteristica dell’umana esistenza.</p>
<p>L’altra riflessione che vorremmo porgere riguarda proprio il processo di mostrificazione del disgraziato di turno. Questa sete di allontanare da noi ogni possibilità di contaminazione è davvero desertica.</p>
<p>Conosciamo il repertorio dei media, ma essi hanno la necessità di incrementare le vendite mediante l’esaltazione dello scoop torcendo tutto a questa necessità imperiosa e …deformare informando (una grave responsabilità che i media ovviamente non vogliono riconoscere). La risultante è un fenomeno sociale omologato ed omologante. Chi si permette di dire “quello non è un mostro”? La necessità di affermare che non si tratti più di una persona umana, quali che siano le responsabilità che si è assunto, sorge dal fatto di doversi &lt;&lt;ad ogni costo&gt;&gt; chiamare fuori e lontano dalle similitudini tra noi e il “mostro”. Il “mostro”, la “belva”, infatti, come si sa, è qualcosa di diverso dagli uomini e delle donne che mostri non sono. Ecco, è questa esclusione perentoria a …dircela lunga. Secondo noi questa durezza escludente, ancorchè un falso eclatante, è forse la spia di ciò che ci spinge dentro e che nell’intimità del cuor nostro ci fa sentire …simili al “mostro”. E’ ben nota la storia del capro espiatorio, che gioca nei fatti lievi e nei fatti gravi. Così come è nota la metafora secondo la quale …<strong><em>a scricchiolare più forte è sempre lo scalino più scassato!</em></strong></p>
<p><strong><em>Ora noi vorremmo segnalare che il coro mediatico contro Riccardo Viti, è di per sé un mandato sociale che allude apertamente all’eliminazione di questa persona.</em></strong></p>
<p>Non sono pochi i casi di persone che nella condizione concreta di Riccardo Viti hanno perso la vita senza il minimo dispiacere di alcuno. Anzi è proprio la teoria del capro espiatorio che richiede questo passaggio quali che siano le mani o le parole istiganti in tal senso. Quando c’è un mandato sociale così vasto, è ragionevole prevedere questa ulteriore conseguenza. <strong><em>Noi vogliamo collocarci fuori e lontano dal coro e ci auguriamo che Riccardo possa vivere a lungo per superare la tragica fragilità che lo ha reso responsabile di un fatto grave e ormai irreparabile.</em></strong></p>
<p>Don Vincenzo Russo</p>
<p>(cappellano carcere di Sollicciano)</p>
<p>Beppe Battaglia</p>
<p>(presidente Associazione Liberarsi)</p>
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		<title>Il Focolare della Madonnina del Grappa</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2014 20:46:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Focolare è una rivista della Madonnina del Grappa &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ilfocolare.madonninadelgrappa.org/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-38 alignleft" alt="ilfocolare" src="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/ilfocolare-300x73.jpg" width="300" height="73" /></a>Il Focolare è una rivista della Madonnina del Grappa &#8230;</p>
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		<title>Informatica Solidale a Sollicciano</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2014 20:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Informatica Solidale svolge attività di formazione e sviluppo applicazioni all&#8217;interno del carcere di Sollicciano. Sono stati realizzati corsi di &#8220;Alfabetizzazione Informatica&#8221;, &#8220;Excel&#8221;, &#8220;Word&#8221;, abbiamo realizzato il programma di gestione della Biblioteca interna, per la catalogazione ed il prestito dei libri &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/informatica-solidale-a-sollicciano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Informatica Solidale" href="http://www.informatica-solidale.net" target="_blank"><img class="wp-image-33 alignleft" alt="informaticasolidale" src="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/informaticasolidale.png" width="148" height="136" /></a>Informatica Solidale svolge attività di formazione e sviluppo applicazioni all&#8217;interno del carcere di Sollicciano. Sono stati realizzati corsi di &#8220;Alfabetizzazione Informatica&#8221;, &#8220;Excel&#8221;, &#8220;Word&#8221;, abbiamo realizzato il programma di gestione della Biblioteca interna, per la catalogazione ed il prestito dei libri ai detenuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riabilitazione Carceraria: iniziamo dal “carcere a cielo aperto” del “prima” e del “dopo” e poi…</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2014 21:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Russo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si fa, più o meno da sempre, un gran vociare di amnistia, di indulto, di condono, di grazia, e come sempre se ne vocifera di più quando la “situazione carceraria” ha raggiunto l&#8217;apice della nefandezza; ovvero, dicono i vociferanti, quando &#8230; <a href="https://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/senza-categoria/riabilitazione-carceraria-iniziamo-dal-carcere-a-cielo-aperto-del-prima-e-del-dopo-e-poi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"><img class="wp-image-15 alignleft" alt="Carcere Rumeno_b" src="http://www.cappellanosollicciano.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/Carcere-Rumeno_b-300x225.jpg" width="201" height="151" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;">Si fa, più o meno da sempre, un gran vociare di amnistia, di indulto, di condono, di grazia, e come sempre se ne vocifera di più quando la “situazione carceraria” ha raggiunto l&#8217;apic</span><span style="font-size: 13.0pt;">e del</span><span style="font-size: 13.0pt;">la nefandezza; ovvero, dicono i vociferanti, quando le condizioni carcerari</span><span style="font-size: 13.0pt;">e diven</span><span style="font-size: 13.0pt;">tano insosten</span><span style="font-size: 13.0pt;">ibili. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Per insostenibile intendono generalmente quando il numero dei carcerati è talmente alto che le strutture carcerarie non riescono ad “accoglierlo”.<span id="more-14"></span> In concreto quando si verifica il “sovraffollamento”, vale a dire che nei sette metri quadrati di cella che dovrebbe, per legge, avere a disposizione un carcerato convivono, o cercano di farlo, dai quattro ai sei carcerati, compresi i letti a castello che già occupano da soli quattro metri quadrati di pavimento. Nei tre rimanenti dovrebbero starci sei persone. Se tutte e sei contemporaneamente volessero stare in piedi, e non sdraiati sulla branda non potrebbero</span><span style="font-size: 13.0pt;"> senza stabilire dei turni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Immaginiamo cosa succederebbe se oltre a desiderare di stare in piedi, quelle persone volessero fare qualunque tipo di attività o solo di movimento. Non parliamo di docce, di cessi in cella, di violenza, di droga, di crisi di astinenza, di malattie, di suicidi, di omicidi, di insetti, di topi ecc, ossia tutto il corollario di “degrado” senza soluzione che circonda la persona carcerata perchè per tutto ciò non basterebbe la più scatenata immaginazione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Nel gran vocio intorno alla condizione carceraria si accenna anche alla “riabilitazione” del carcerato, ossia alla regola base del carcere che dovrebbe interessare il condannato e che dovrebbe condurlo alla reintegrazione nella stima sociale perduta in seguito al reato da lui commesso e da cui la sua condanna. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.45pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"> Ancorché non voler polemizzare sul fatto che un terzo dei circa settantamila detenuti, perché drogati, perché stranieri, perché difficoltà procedurali ecc&#8230;è in carcere in attesa di giudizio, quindi non condannati; ancorché non voler polemizzare che ogni reato è conseguenza di un disadattamento sociale, ambientale, culturale, economico, materiale e spirituale, per cui è la società nel suo complesso la prima responsabile del compor</span><span style="font-size: 13.0pt;">tamento dei suoi singoli soggetti; ancorché voler prendere per buona fede le intenzioni di chi vocifera di riabilitazione, ci è difficile credere che si possa riabilitare non importa chi, immergendolo in una soluzione di disperazione psicofisica, di repressione e schiacciamento dei più semplici sentimenti umani, privandolo di aria, di igiene, di cure, degli affetti, dei sensi di sicurezza, di tutte quelle necessità che nella nostra “democrazia” addirittura pretendono di assurgere a diritti inalienabili della persona umana. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><span style="font-size: 13.0pt;"><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;">Che tipo di riabilitazione si potrebbe verificare stanti le condizioni di aberrazione in cui vivono i condannati? </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;">Se il sistema sembra non curarsi delle vittime che genera, come potrebbe dunque recuperarle? </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;">Secondo quali principi, con quali metodi, a quale scopo se la società “fuori” assomiglia sempre di più ad un carcere a cielo aperto? </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 11.25pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt;"> </span></b><span style="font-size: 13.0pt;">Non ci sono soluzioni facili ne scorciatoie, tantomeno solu</span><span style="font-size: 13.0pt;">zioni momentanee, la dura realtà è che bisognerebbe produrre riabilitazione nel carcere a cielo aperto, poi si potrebbe cominciare anche con</span><span style="font-size: 13.0pt;"> quello a cielo chiuso. Il vociferare intorno a questa necessità assomiglia sempre di più a uno sterile fastidioso rumore.</span></p>
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